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Domenica di gangbang sulla spiaggetta
03.04.2026 |
2.498 |
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"Rimasi lì qualche minuto, poi, da vera troia senza ritegno, mi passai le mani sul corpo e mi spalmai tutta quella sborra sulla pelle, massaggiandola come una crema, sentendomi ancora più..."
Era una domenica pomeriggio di fine estate. Quel giorno avevo deciso di andare sulla spiaggetta nascosta, quella famosa tra chi cercava cruising gay e puttane come me. Sapevo benissimo che era un posto dove le troie come me finivano usate e umiliate.Mi ero preparata con cura da vera baldracca: ero completamente nuda, il corpo tutto oliato con olio solare che faceva brillare la mia pelle liscia come una puttana da rivista porno. Al mio cazzetto piccolo e inutile avevo chiuso una gabbietta di plastica rosa, ben stretta, così che restasse chiuso e ridicolo, a ricordare a tutti che non ero un maschio, ma solo un buco da scopare. Portavo solo un paio di sandali con tacco e una catenina al collo con scritto “Troia”.
Arrivai, parcheggiai e scesi dall’auto già nuda. Il sole caldo mi batteva sulla pelle oliata. Feci un giro lento per tutta la spiaggetta, ancheggiando come una cagna in calore, facendo ondeggiare il culo depilato e mostrando la gabbietta rosa che mi teneva il cazzetto prigioniero. Sentivo gli sguardi degli uomini che mi fissavano: alcuni sorridevano, altri ridevano apertamente. Mi sentivo una vera puttana da spiaggia, una schifosa esibizionista che voleva solo essere notata e usata.
Dopo il giro mi sistemai in un posticino un po’ appartato, ma ancora visibile, stesa su un telo da mare. Pancia sotto, culo all’aria, gambe leggermente aperte per far vedere il buchetto depilato e luccicante d’olio. Non passò molto tempo.
Arrivò il primo uomo, sui 50 anni, robusto, già col cazzo mezzo duro in mano.
«Complimenti, troia. Sei proprio una bella cagnetta oliata. Quella gabbietta rosa ti sta da dio, ti fa sembrare ancora più ridicola.»
Sorrisi da puttana e senza dire una parola mi misi in ginocchio davanti a lui. Gli presi il cazzo in bocca e iniziai a succhiarlo con avidità da vera baldracca, sbavando e gorgogliando mentre lui mi teneva la testa e mi scopava la gola. Dopo pochi minuti mi fece alzare, mi girò e mi mise a quattro zampe sul telo. Mi infilò il cazzo nel culo con una spinta decisa. Urlai di piacere e dolore mentre mi inculava forte, tenendomi per i fianchi, chiamandomi “cagna oliata”, “puttana da spiaggia”, “femmina da sborra”.
Mentre mi stava sfondando il culo da dietro, arrivò il secondo uomo. Senza dire una parola mi si piazzò davanti, mi afferrò per i capelli e mi ficcò il cazzo in bocca. Ero impalata da entrambi i lati: una troia a quattro zampe che prendeva cazzo in culo e in gola contemporaneamente. Succhiavo e gemevo come una schifosa mentre il primo continuava a martellarmi il buco.
Poi ne arrivarono altri due. Uno si mise sotto di me, mi fece sedere sul suo cazzo e mi inculò da sotto mentre ero a cavalcioni. Il secondo si posizionò dietro e, con un po’ di olio, mi spinse dentro il secondo cazzo. Doppia anale. Mi sentivo spaccata in due, il culo dilatato al massimo mentre due cazzi mi sfondavano insieme. Urlavo intorno al cazzo che avevo in bocca, lacrime di dolore e piacere mi colavano sul viso truccato. «Guarda questa troia, prende due cazzi nel culo come una vera puttana da gangbang!» ridevano gli altri.
La situazione degenerò velocemente. Arrivarono altri uomini. In tutto mi scoparono in otto, mentre altri sei stavano intorno a guardare e a segarsi il cazzo, ridendo e insultandomi.
Mi hanno presa in tutte le posizioni possibili:
A quattro zampe sul telo, inculata da dietro mentre succhiavo due cazzi a turno.
Sdraiata sulla schiena con le gambe alzate e spalancate, un uomo che mi fotteva il culo mentre un altro mi teneva le caviglie e mi insultava: «Guarda che buchetto aperto, sembra una fica sfondata!».
A cavalcioni su un cazzo, cavalcandolo come una puttana da rodeo mentre un altro mi inculava da dietro in doppia anale di nuovo, il mio corpo oliato che scivolava tra loro.
In piedi, piegata in due contro un albero, presa da dietro mentre un altro mi scopava la bocca.
Sdraiata su un fianco, con una gamba alzata, mentre due si alternavano nel culo e altri mi sborravano già sul viso e sulle tette.
Alla fine mi hanno messa in ginocchio al centro del cerchio, circondata da tutti e otto. Mi inculavano a turno, passandomi di mano in mano come una bambola gonfiabile, mentre gli altri sei si menavano il cazzo guardandomi e lanciandomi insulti: «Schifosa troia oliata», «Cagna da Po con la gabbietta rosa», «Guarda come gode questa puttana, è nata per essere una buca da sperma», «Non vali niente, sei solo carne da gangbang».
Uno dopo l’altro mi hanno riempito il culo di sborra, poi mi hanno fatta mettere in ginocchio e mi hanno sborrato addosso: in faccia, sulla parrucca, sulle tette, sulla pancia, sulle cosce, sulla gabbietta rosa. Fiotti caldi e densi mi coprivano completamente. Ridevano forte mentre mi umiliavano:
«Brava puttana, sei tutta bianca di sborra!»
«Guardala, sembra una ciambella glassata!»
«Questa troia si è fatta usare da otto uomini come una vera cagna da spiaggia.»
«Torna a casa così, sporca e puzzolente, così capisci cos’è una puttana.»
Quando ebbero finito, se ne andarono tra risate e commenti degradanti, lasciandomi lì sola, nuda, oliata e completamente ricoperta di sborra di otto sconosciuti. Il culo mi pulsava aperto e dolorante, la bocca sapeva di cazzo e sperma, il corpo luccicava di olio e sborra mescolati.
Rimasi lì qualche minuto, poi, da vera troia senza ritegno, mi passai le mani sul corpo e mi spalmai tutta quella sborra sulla pelle, massaggiandola come una crema, sentendomi ancora più umiliata e eccitata. La gabbietta rosa era sporca e appiccicosa. Mi stesi di nuovo sul telo, pancia sotto, culo all’aria, e mi misi a prendere il sole così: una puttana ricoperta di sborra, abbandonata sulla spiaggetta del Po, felice di essere stata usata come l’oggetto schifoso che ero.
Sapevo che non sarebbe stata l’ultima volta. Una cagna come me non si ferma mai.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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